PERCHE' MUAY THAI, PERCHE' NOI

Rischio di ripetermi, e di fatto lo faccio, ma ritengo che nessuna Arte Marziale abbia il fascino “selvaggio” della Muay Thai, il profumo dell’olio canforato che si utilizza per massaggiare e scaldare i fighters, la musica tradizionale detta “Chao Tsen” che ritma il combattimento, ed il suo regolamento che la rende la più dura tra le discipline da ring.

 

Definire la Muay Thai disciplina sportiva da ring è come definire  una moderna porta aerei un imbarcazione, la Muay Thai non è affatto una disciplina sportiva, ma bensì un arte marziale con un retroterra culturale di quasi duemila anni di storia e, come tale, deve essere interpretata anche nei suoi aspetti psico-fisici. Il rispetto per il Maestro e per tutti i praticanti più anziani sono caratteristiche che di rado troverete nelle discipline di più recente creazione, Kick Boxing, K1 finalizzate soltanto all’aspetto sportivo.

 

Il grande vantaggio di praticare un disciplina finalizzata non solo all’aspetto sportivo, ma anche dedicata alla crescita personale (dal punto di vista etico) e alla autodifesa, salta subito agli occhi se pensiamo a questo, in una palestra generalmente (e salvo casi eccezionali) sale sul ring, per un vero match, soltanto il dieci per cento dell’utenza ed in ogni caso il lasso temporale agonistico è relativamente breve, noterete che i fighters over 40 sono rari. E dopo? Finita lì? Si gioca a bocce? Assolutamente no, perché la Muay Thai è un Arte Marziale che può accompagnarvi per tutta la vita, anche quando il vostro periodo agonistico termina, la possibilità di allargare la vostra conoscenza è assolutamente continua, perché l’antica arte siamese non finisce una volta che si conoscono (ed occorre una vita), le sue 108 tecniche di base, poiché esistono migliaia di sfumature delle stesse, e per chi avesse voglia e possibilità di recarsi in Tailandia ci sarebbe l’occasione per capirlo.

 

Viviamo in tempi in cui la parola d’ordine è “improvvisare”.. se domani il mio idraulico si accorge che a Bologna nessuno pratica il “Koresh” (lotta mongola) si improvvisa Maestro ed apre un corso, sai che succede? trenta iscritti li mette insieme di sicuro! Poiché siamo schiavi delle mode.  Ricorderò sempre alla fine degli anni 70 il “Contact” ed il suo boom, ora mai nessuno ricorda più che il primo a portarlo in Italia fu il ravennate Gianni Bellettini…e colui che ora è il presidente della più grande federazione di discipline sportive da combattimento (Ennio Falsoni) si scagliava con veemenza dalle pagine di Samurai (rivista del settore) inveendo contro questa, come la definiva lui, “pagliacciata americana” chiamando la prima grossa manifestazione che si tenne a Milano “il circo a tre piste”….. quindi viviamo di corsi & ricorsi storici.

 

Ci facciamo grande vanto di aver portato per primi il contatto totale a Bologna (l’amico Gianfranco Montaguti si era invece dedicato al semi contact) e di aver dato il via ad una evoluzione che dal Full Contact ci portò alla Kick Boxing, sino alla Muay Thai intorno ai primi degli anni novanta, e dall’epoca è di questo che si occupa la nostra scuola ..studio e diffusione della Muay Thai sia nell’aspetto agonistico che nel più importante aspetto marziale, senza cadere nella tentazione di nuove mode da nomi roboanti, perché siamo da tempo affascinati dalla Muay Thai e dalla sua scientifica efficacia.

 

Flavio Monti

 

Nella foto qua sotto: 1977 per la prima volta a Bologna vengono utilizzate le famose protezioni “Safe-T” prodotte dal coreano-americano John Ree per poter affondare i colpi in combattimento. Nella foto Flavio Monti ed Antonio Bassi (col casco) nella palestra del C.S. San Mammolo.

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